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1Free Fire del regista inglese Ben Wheatley chiude il TFF 34 dopo aver mietuto un bel successo di pubblico, e non solo, ai festival di Toronto e Londra.

Ben Wheatley inizia la sua carriera con alcuni corti per passare poi alla regia di serie televisive e, infine, al grande schermo. Possiamo ricordare il suo recente High Rise.

Quasi sempre si è avvalso della collaborazione di Amy Jump per le sceneggiature, alla stesura delle quali partecipa lui stesso. Insieme si occupano anche del montaggio, certamente uno dei punti di forza dell’adrenalinico Free Fire. Tra i produttori esecutivi spicca, inoltre, la presenza di Martin Scorsese.

Il divertentissimo film racconta di come un gruppo di terroristi irlandese si ritrovi a Boston, alla fine deli anni ’70, per acquistare armi. L’appuntamento fissato dai trafficanti è di notte, in una fatiscente fabbrica abbandonata.

Si respira tensione per l’affare e c’è grande diffidenza stemperata goffamente da qualche tentativo di rottura del ghiaccio. Ma i trafficanti si sono presentati senza gli M16. Propongono gli AR70, sono pur sempre fucili d’assalto, ma

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Sembra quasi una barzelletta: ci sono un sudafricano, qualche irlandese, una donna, un americano, un nero e dei balordi. In tutto una dozzina di fuori di testa. Basterà una scintilla, un imprevisto, e si scatenerà un putiferio di pistole e colpi di scena, conditi da un fuoco di artificio di battute travolgenti.

2Il film è davvero spassoso e può contare sulla partecipazione di Brie Larson, Cillian Murphy, Jack Reynor, Sharlto Copley, Armie Hammer. Tutti perfettamente a loro agio nei rispettivi ruoli.

 

D.A.

 

 

lcop1La Mécanique de l’Ombre di Thomas Kruithof è stato presentato in concorso al TFF 34.

Alla sua opera prima il giovane regista dirige un più che discreto thriller sulla sceneggiatura di Yann Gozlan e si avvale di una forte interpretazione di Francois Cluzet.

Il bravo attore francese abbandona la commedia di successo per calarsi in una spy-story dai colori cupi, lividi, a tratti paranoici, e si cimenta in una interpretazione tutta in levare, perfetta per il suo personaggio Duval.

La Mécanique de l’Ombre, racconta di un uomo di mezza età, un alcolista in cerca di riabilitazione, che perde il lavoro, nonostante una metodicità certosina.

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Ed è proprio questa caratteristica che lo fa contattare da un ambiguo datore di lavoro. Questi gli offre un misterioso lavoro di trascrizione su carta di colloqui telefonici registrati su nastro. Un non meglio identificato impiego di sorveglianza si rivela non essere altro che un’azione di intercettazione spionistica a vantaggio della politica sporca.

Duval reagisce quando il livello di malaffare supera ogni limite e si trova coinvolto con i servizi segreti in azioni di doppio e triplo gioco. Insomma l’uomo comune cade in una trappola troppo grande per poterla reggere.

Tutti temi cari al genio di Hitchcock, ripresi negli ’70 da registi come Pakula o Pollack. Ma Kruithof dimostra di inseguire una propria cifra stilistica e di non limitarsi a seguire le tracce di illustri predecessori.

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Il film scorre in un tormentato crescendo di tensione fino a un imprevisto finale nel quale Duval tenterà il tutto per tutto per riappropriarsi della propria dignità.

Cluzet è affiancato anche dalla sempre bravissima Alba Rohrwacher, che proprio al Torino Film Ferstival è stata doverosamente insignita con il Premio Cabiria 2016, destinato ai migliori e talentuosi attori.

D.A.

f3Free State of Jones di Gary Ross con Matthew McConaughey esordisce con successo al TFF 34.

Il regista, Gary Ross, ha lavorato al progetto di questo film per oltre 10 anni, da grande appassionato qual è di storia americana, avvalendosi nelle sue ricerche del supporto di storici accreditati.

Ogni possibile minuto documento, che potesse dar luce alla figura del contadino Newton ‘Newt’ Knight e alla sua epica ribellione, è stato raccolto ed esaminato con cura.

Ross ha dovuto interrompere la ricerca delle fonti solo nel 2012, in occasione del suo acclamato Hunger Games, per poi tornare a dedicarsi anima e corpo a Newt e alle sue gesta.

La vicenda del Libero Stato della Contea di Jones, nel Mississippi, risale ai fatti del 1863, in piena Guerra Civile. Newton Knight è un contadino arruolatosi con i Confederati, in qualità di infermiere, pur rimanendo fortemente contrario alle motivazioni della guerra dell’uomo ricco combattuta dai poveri.

Alla morte in battaglia del nipote, fugge con il corpo del ragazzo e torna a casa. Da quel momento diventa un rinnegato. Dopo uno scontro con i confederati per impedir loro di razziare alcune fattorie della contea, diviene un fuggitivo. Si nasconde nel dedalo delle paludi, tra il Mississippi e la Lousiana, aiutato da un gruppo di neri fuggiaschi, ai quali si affiancano nel tempo altri contadini in fuga dalla guerra.

Le presunte necessità di un’economia di mercato, basata sul lavoro a basso costo dei neri, hanno motivato i presupposti della guerra, voluta perloppiù dai grandi proprietari terrieri, quelli che sputano sui principi costituzionali di eguaglianza e di parità di diritti di ogni essere umano.

Newton Knight si ribella al Sud e il suo carisma e le sue gesta lo pongono a capo di un esercito di oltre 500 uomini. Fonda lo Stato Libero di Jones.

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L’Unione stessa, alla quale Knight offre e chiede aiuto, lo supporterà solo marginalmente e saranno solo loro, i contadini delle contee di Jones e di Piney Woods, a fronteggiare i Confederati, grazie anche alla situazione geografica militarmente vantaggiosa. Nelle paludi, dove hanno inizialmente trovato riparo, difficilmente possono essere contrastati.

La guerra civile ha finalmente termine. Lincoln vince. Lo stato libero di Jones vince. I neri ottengono gli stessi diritti dei bianchi, ma, di fatto, solo a parole. Nasce il Ku Klux Klan e le razzie riaprono uno scenario di terrore.

Newt, intanto, sposa una donna di colore fuggita dalla schiavitù. Non fa distinzione di razza, stessi diritti e doveri per chiunque. La lotta continua, ma il razzismo ha le sue radici profonde nell’ignoranza. E’ solo arrogante sottocultura, tutt’oggi più che manifesta.

Newton Knight durante tutta la sua vita combatte per la libertà di ogni uomo, quale che sia il colore della pelle, ma nemmeno un suo pronipote avrà vita facile. 85 anni dopo la fine della guerra di secessione, Davis Knight si farà condannare dallo stato del Mississippi per non voler accettare il forzato annullamento del suo matrimonio con una donna bianca in contraddizione con le leggi razziali. Per lo Stato lui è solo in apparenza bianco, ha 1/8 di sangue nero.

Free State of Jones è un film assai ben diretto da Gary Ross. Narra i fatti senza scadere nell’apologia o nel facile sentimentalismo. Grande cura è stata data ai minimi dettagli di scena, ai costumi, a ogni accento.

Mirabili le sequenze iniziali della battaglia tra nordisti e sudisti.

Matthew McConaughey, da par suo, si cala anima e corpo nel personaggio di Newt e ci offre la figura del grande ribelle senza eccessi, con misurata recitazione.

D.A.

 

 

 

2sSam Was Here del francese Christophe Deroo debutta al TFF 34. Il giovane regista, affermatosi a livello internazionale per i suoi corti, espande e trasforma proprio uno di questi, Polaris, in un interessante lungometraggio.

Sam Was Here ha anche il merito di essere stato compattato in soli 75 minuti, concentrando ritmo ed esecuzione in un montaggio di fattura vagamente hitchcockiana, condita con un pizzico di Stephen King .

Girato in soli 12 giorni, il film è ambientato nel deserto del Mojave in California, dove il Sam del titolo è vittima, suo malgrado, di una misteriosa caccia all’uomo da parte di alcuni rednecks, i bifolchi locali, in un crescendo emozionale, forte e ricco di suspence.

Sam è in viaggio alla ricerca di nuove opportunità di mercato per conto del suo titolare, in attesa di tornarsene a casa per il compleanno della figlia, quando si ritrova con l’auto in panne, sperduto nel deserto.

Attraversa il nulla di pochi miseri agglomerati di fatiscenti motorhome e qualche isolato motel da pochi soldi. Tutti incredibilmente svuotati di ogni presenza umana.

Il film è ambientato nel 1998. All’epoca, i cellulari non erano così diffusi come oggigiorno. Ed ecco che Deroo mette di fronte al suo Sam telefoni pubblici a tastiera, o i vecchi apparecchi in uso a quel tempo, come unica alternanza alla solitudine desolata.

Ad ogni sua chiamata di aiuto risponderanno solo fredde segreterie telefoniche che lo precipiteranno ancora di più in un disperato sconforto quando si renderà conto che da un fottuto talkshow radiofonico lui stesso viene indicato come un pericoloso serial killer pedofilo.

E l’assenza di presenza umana si fa più cupa e angosciosa. Qualcuno lo sta davvero inseguendo per fargliela pagare, a torto o a ragione.

Eddy è il diabolico speaker radiofonico che guida e sobilla la rabbia dei rednecks, seguendo le tracce del malcapitato attraverso le videocamere di sorveglianza dei motel dove lo sfortunato si ferma per la notte, senza che nessun receptionist possa mai leggere davvero la sua firma: Sam si è fermato qui.

Deroo sembra volerci ricordare quanto le strade del mondo non siano poi così sicure e, soprattutto, come chiunque possa aizzare, sobillare, inveire e sovvertire ogni buon senso attraverso i media. Peggio ancora quelli televisivi, diremmo noi.

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Sam Was Here rappresenta (volutamente o meno) una cruda metafora della decadenza del nostro tempo quando un possibile linciaggio morale può pericolosamente avere il sopravvento sulla razionalità con effetti aberranti.

Non resta che il plauso al giovane regista e al suo protagonista, Rusty Joiner, efficace nell’esprimere angoscia, terrore e, una inutile vana rabbiosa rivalsa.

D.A.

 

2dAnche questa 34° edizione del TFF propone un cartellone ricco di titoli di estremo interesse tra i quali spicca Sully, diretto da Clint Eastwood, con Tom Hanks nei panni del pilota che compì il ‘miracolo sull’Hudson’.

Il 15 gennaio 2009 il volo US Airways 1549 impatta uno stormo di oche poco dopo il decollo dal La Guardia di New York. Il cosiddetto bird strike si rivela devastante. Entrambe i motori vanno in totale avaria.

Il pilota comandante è Chesley ‘Sully’ Sullenberger che vanta al suo attivo 40 anni di volo. In una manciata di secondi decide di ammarare sullo Hudson non avendo alcuna spinta sufficiente per rientrare al La Guardia o, in alternativa, all’aeroporto di Teterboro.

Pochi istanti concitati e poi l’annuncio dato ai 155 passeggeri: ‘Prepararsi all’impatto!’. Gli occhi di tutti vedono avvicinarsi con terrore l’acqua del fiume. Sully compie una manovra a dir poco perfetta, strepitosa.

Il grande Airbus 320 galleggia al centro del fiume. Un’immagine surreale. I passeggeri si accalcano sulle ali e sulle rampe di emergenza. L’aereo li protegge dall’acqua gelida in attesa dei soccorsi della Guardia Costiera che interviene in un baleno.

Tutti salvi. I media si scatenano inneggiando al pilota del miracolo sull’Hudson.

Viene avviata un’inchiesta. Il National Transportation Safety Board (NTSB) è obbligato a verificare nel dettaglio i fatti. Il pilota davvero non aveva alternative? Possibile che non potesse raggiungere i vicini scali senza mettere a repentaglio l’aereo e, soprattutto, la vita dei passeggeri e del suo equipaggio?

La macchina da presa svela l’animo di Sully. La tensione è alle stelle. Le poche ore di sonno sono tormentate da incubi. Sully rivive i drammatici istanti del volo troncato. Ma è certo di aver fatto il suo dovere.

Sa di aver compiuto una manovra perfetta, spericolata ma incredibilmente controllata. Chi è del mestiere lo sa e l’applaude. Ma la NTSB nutre il dubbio che la sua possa essere stata imperizia. Il possibile verdetto sarebbe spietato.

Le udienze e le simulazioni si susseguono fino a che il pilota non si erge a difesa della propria essenza di uomo, smontando ogni teoria, tappando la bocca agli scettici, all’assicurazione e a chiunque altro.

Eastwood sceglie Sully per aggiungere un’altra figura di eroe-per-caso al suo album di personaggi, tutti uomini comuni chiamati a fare ciò che va fatto, se necessario, contro tutto e tutti. Senza osanna, nella virile accettazione dell’onore esaltato nella certezza di aver compiuto null’altro se non il proprio dovere.

Niente di più. Niente di meno.

Tom Hanks offre l’ennesima interpretazione forte, di classe. Lui pure colleziona eroi-per-caso, come, tra gli altri, il tenente Miller in Salvate il Soldato Ryan. Uomini tutti di un pezzo come ad esempio Eastwood in Grantorino, o ancora Hanks ne Il Ponte delle Spie.

I due grandi professionisti saranno pure distanti politicamente. Hanks convinto democratico, Eastwood acceso repubblicano. Ma entrambi credono negli stessi ideali del fare, dell’onore, del dovere.

Il film Sully segue con buon ritmo la vicenda del pilota del miracolo, grazie all’ottima sceneggiatura di Todd Komarnicki calibrata sull’autobiografia del comandante Sullenberger, Highest Duty. Lui stesso ha offerto il proprio prezioso contributo diretto alla messa in scena.

Sully sarà distribuito sugli schermi a partire dal 1° dicembre.

Dario Arpaio.