In moto da Torino al castello di Guédelon, in Borgogna

On y va! Dunque, è l’ora. Monto in sella all’Honda alle 07:30 del 26 agosto. Torno in Francia, questa volta nel cuore della Borgogna o un po’ più in là. Vado nei pressi diTreigny. Là, da vent’anni a questa parte, si costruisce lechâteau de Guédelon, un “autentico” castello del XIII secolo, una sorta di ardita scommessa di archeologia costruttiva sperimentale. Ogni tecnica e materiale, ogni strumento utilizzato rispecchia fedelmente ciò che poteva essere nel corso della nascita di un castello nel Medioevo. Magnifica avventura!
Ma sono appena partito da Torino… La strada è lunga: verso il Frejus e poi Lione, quindi Macon e più ancora a nord ovest. In totale circa 700 km. Conto di arrivare in serata a Bléneau dove ho riservato un stanza in un alberghetto dal quale poi raggiungere il castello di Guédelon in una mezz’ora di strada. I primi 100 km fino al Frejus volano via in un attimo. Attraversata la galleria, rigorosamente a 70 all’ora come prescritto, si va in Savoia. Il traffico è regolare nonostante i rientri dei francesi dalle grandes vacances. Diventerà più intenso e noioso intorno a Lione. Il caldo, però, non lo avevo previsto così terribilmente feroce. Lungo la A6 si susseguono cartelli che allertano per possibili colpi di calore e invitano a una continua reidratazione. Siamo ben oltre i 36-38° segnalati dal meteo. Mi fermo spesso per liberarmi del casco e della giacca da moto. Bevo molta acqua e integratori. Noto che anche le grandi pale eoliche, che si incontrano a tratti, sono surrealisticamente immobili.
Lasciata l’autostrada mi faccio guidare dal gps del telefonino. Oops! E’ bloccato. Scotta. Che sia morto? No, per fortuna è solo surriscaldato. Non ce la fa con quel caldo. Una nuova scusa per fermarmi a fumare un’altra sigaretta e allontanare la canicola per qualche istante. La sentiamo tutti, io e il cellulare, e anche la moto può respirare. Finalmente arriviamo a Bléneau. Le strade provinciali sono deliziose in questa parte di Francia. Tagliano foreste di alberi di alto fusto. Saliscendi dolcissimi tra basse colline di verdi variegati che si aprono agli improvvisi fragorosi gialli dei campi al sole. Chissà se Van Gogh è passato anche di qui. Spero per lui che non facesse tutto questo caldo…
Riassaporo la gioia delle due ruote. Respiro e gioisco al saluto degli alberi che sfilano al mio passaggio. Rare le auto che incrocio.
Ed eccomi, il mattino seguente, all’ingresso del castello di Guédelon. All’apertura (ore10:00) il grande parcheggio è già colmo di auto. Più tardi arriveranno anche alcuni pullman. Ho già il biglietto d’ingresso, acquistato su internet. Costa 12 euro online. Viceversa costerebbe 14. Noto, con un certo disappunto, che non ci sono mappe in italiano. Chissà perché, dal momento che sono presenti in inglese, tedesco e olandese, oltre al francese stesso. Comunque a me non crea problemi. Il castello, ormai in avanzata fase di costruzione, mi aspetta lì davanti.
Nel 1997 Michel Guyot, già proprietario del castello di Saint-Fargeau, decide di dare il via a una fantastica iniziativa. Provare a costruire ex novo un castello del XIII secolo, seguendo i criteri di un’archeologia sperimentale nelle tecniche costruttive dell’epoca, utilizzando esclusivamente materiali autoprodotti in loco con l’utilizzo di utensili e macchinari simili a quelli del tempo. Intorno al castello sono state via via edificate anche le botteghe necessarie. Si possono vedere all’opera i carpentieri, i tintori, il fabbro, il cordaro, i tagliapietre, i fabbricatori di mattoni e così via, creando l’illusione di un tuffo nel passato. Proseguendo la visita tra le varie cabanes degli artigiani mi dirigo verso un largo sentiero nella foresta e, costeggiando le rive del laghetto che fornisce tutta l’acqua necessaria, arrivo dopo circa 500 metri al mulino, una delle opere più interessanti del sito. Il mugnaio mi spiega che è stato costruito seguendo fedelmente gli indirizzi e i suggerimenti degli storici e degli archeologi che hanno collaborato attivamente in varie fasi e che gli unici attrezzi utilizzati sono stati l’ascia e il coltello. Una volta aperta la chiusa, l’acqua corrente mette in moto un meccanismo pressoché automatico, incredibile se si considera che veniva utilizzato già nell’anno Mille. A questa e altre meraviglie possono partecipare le scolaresche. Uno degli intenti del sito è anche quello didattico, non solo, ci si può offrire come volontari e partecipare per un tempo limitato alle fasi di costruzione dell’opera che secondo le stime dovrebbe essere ultimata nel 2023.
A tutt’oggi Guédelon richiama oltre 300.000 visitatori l’anno. Che dire poi dell’interno del castello. I pavimenti sono stati composti con i mattoni di argilla cotti nel forno legno poco distante dalla roccaforte. Le decorazioni delle pareti sono state create con le terre di ocra fatte dagli artigiani. La volta del salone principale è uno spettacolo di travi a incastro dove non è utilizzato neppure un chiodo in ferro! I minuti corrono veloci. Lo stupore si rinnova a ogni passo.
Mangio un panino al self service e mi delizio con una birra. Evito il ristorante medievale, già troppo affollato per i miei gusti. Acquisto qualche souvenir di produzione Guédelon alla boutique. Sono trascorse più di quattro ore da quando sono arrivato. Il caldo è terribilmente afoso. E’ ora di ripartire.
Rimonto in sella e dopo aver tracciato un itinerario di massima mi dirigo verso Nevers. Non corro. Non ho fretta. Mi sazio del cielo e… di un altro caffè e un mezzo litro di acqua gelata durante una sosta nell’unico bar di in un paesino dalle strade ordinate e pulitissime. La vita pare sciogliersi in un ritmo rallentato e sereno.
Arrivo a Nevers. Cerco una camera per la notte. Già domani si torna a casa. Altri obblighi richiedono il mio rientro. Prima o poi ripartirò all’inseguimento di quel chilometro sempre oltre, più avanti alle mie due ruote.

Dario Arpaio

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