Gira la vecchia giostra

del cavallo bianco e oro.

Gira gira gira.

Vieni con me.

Cavalca il cavallo bianco e oro.

Lo vedi. Lo senti.

Lui sogna le steppe

infinite fughe.

Non si azzuffano, sai,

i cavalli bianchi e oro.

Non s’accapigliano

sulla via lattea.

Non sanno.

Vieni con me.

Cavalca il cavallo bianco e oro

della vecchia giostra

che gira gira.

E se piove, pioverà.

Se notte, annotterà.

Oltre l’alba girerà.

Vedrai, mai fermerà.

Bianco e oro

gira il cavallo, e girerà.

 

 

D.A.

Da uno sconcio fiato

di vecchia armonica

rattoppo stanze d’intelletto

calafataggio estremo

d’una carne di stoppa.

Col mazzuolo stretto in mano

batto scalpello

e rintoppo lacrime di gelo.

Ho lacerato

un vestito di conchiglie vuote

nell’ultima magica olofania.

S’acquieta ora il mare

di corrusco acciaio il volto.

 

 

 

D.A.

Si accalcano i ricordi

tra la bocca dello stomaco

 e i petali della rosa bianca.

Di tutte le parole (non)dette

si azzuffano cocci, vetro e ossa,

contro un muro di silenzio,

come lacrime ossessionate

dal rumore di una candela

nella notte più lunga

di un solstizio inatteso.

 

 

DA

Quante volte è stato Natale

solo il mare lo sa.

Puoi dire che

una volta è una volta,

ma poi ritorna.

Anche le finestre delle case,

ti dico, le sanno contare.

Le vedi anche tu a notte

le luci, gli addobbi

e le abbuffate.

Non lo sapeva, invece,

la bambina dei fiammiferi.

Tre soli ne aveva nella notte

l’un dopo l’altro accesi

all’addiaccio.

Arrotolata

nelle sue ossa di freddo.

Pure aveva sognato

un cancello dorato,

una tavola imbandita

e un albero di luce.

Si era addormentata

neve sui capelli stanchi.

Con lei una vecchina,

pure di stracci vestita.

Insieme erano poi volate via

in un sogno di nuvola e stella.

Lo vedi,

 quante volte sia stato Natale,

davvero, solo il mare

lo sa contare nel vento.

Lui, che non sa di luci

addobbi e abbuffate,

ancora ricorda,

e saluta quella notte,

la nuvola e la stella

dei tre zolfanelli spenti.

 

D.A.

 

 

 

Uno scroscio d’acqua,

improvviso,

può cancellare la fuliggine

da un desiderio di pelle liscia.

Where the wild roses grew.

Non so dove vive il desiderio.

Lo inseguo alle radici del cielo.

Se vivessi la tregua con dignità

troverei la sorgente di dio,

o forse viaggerei la notte,

senza saperla la via,

per l’infinito che non sazia la sete.

In fondo a un sogno disatteso.

E questa pioggia,

che non cessa ancora.

Non mi resta che sedermi

a pensare, oppure,

semplicemente, fumare

e bere un caffè.

Ricordo la mia pipa preferita.

Con il tabacco inglese dava il meglio di sé.

Adesso non so più dov’è.

Where the wild roses grow.